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La domanda che ci poniamo consiste nel capire come e se sia possibile strutturare interventi di orientamento al lavoro per le categorie svantaggiate partendo dalla costruzione di una adeguata cultura lavorativa, che passi attraverso la formazione di un “saper essere” traducibile in un insieme di atteggiamenti e comportamenti positivi e costruttivi nei confronti del proprio futuro lavorativo, affinchè l’individuo possa cominciare ad agire sull’ambiente ed a compiere scelte consapevoli e soddisfacenti per se stesso.
La metafora di Paperino, nella sua semplicità descrittiva, è in realtà un luogo di complessità in cui convergono vari atteggiamenti.
Paperino fatica a prendere l’iniziativa perché non conosce le sue capacità, non si stima e non conosce i suoi limiti, ma soprattutto vede il lavoro come un dovere, una costrizione. Il lavoro non gratifica e, spesso, si traduce in un fallimento. Alla base vi è una carenza di motivazione che scaturisce da rappresentazioni negative del lavoro e si traduce in un atteggiamento di disorganizzazione di fronte ai compiti. |